Smartphone, tablet, televisione e social media fanno ormai parte della quotidianità di bambini e ragazzi. Ma che cosa succede quando l’esposizione agli schermi inizia molto presto o diventa difficile da interrompere? Le ricerche più recenti invitano a guardare al tema considerando non soltanto il tempo trascorso davanti a un dispositivo, ma anche l’età di accesso, il tipo di utilizzo e ciò che lo schermo va a sostituire.
Che effetto hanno gli schermi sullo sviluppo cognitivo dei bambini?
Nei primi anni di vita il cervello si sviluppa attraverso una continua interazione con l’ambiente. Il gioco, il movimento, l’esplorazione e lo scambio con le altre persone contribuiscono alla progressiva specializzazione delle reti cerebrali. Un’esposizione precoce agli schermi può ridurre il tempo dedicato a esperienze importanti per lo sviluppo.
Questo non significa che ogni utilizzo di un dispositivo digitale produca necessariamente conseguenze negative. Il punto riguarda soprattutto che cosa accade quando lo schermo prende il posto di attività fondamentali per lo sviluppo. Gioco libero, movimento, interazione sociale e comunicazione diretta offrono infatti stimolazioni differenti rispetto alla fruizione passiva di contenuti digitali.
Perché l’età di esposizione agli schermi è importante?
L’età sembra essere una variabile particolarmente importante. Durante la prima infanzia molte competenze cognitive e linguistiche sono ancora in piena costruzione e dipendono anche dalla qualità delle esperienze quotidiane.
Il primo Position Paper europeo sulla salute digitale, firmato da Lorenza Onorati ed Eugenio Baraldi (Università di Padova), indica limiti per età:
- Sotto i 2 anni meglio evitare l’uso degli schermi, salvo le videochiamate con i familiari;
- Tra i 2 e i 5 anni limitare l’esposizione a un’ora al giorno con un adulto accanto,
- dopo i 6 è importante stabilire delle regole chiare e dei limiti di utilizzo degli schermi, assicurandosi che non interferisca con altre attività fondamentali per lo sviluppo come il sonno, il movimento, lo studio e il gioco.
Il documento suggerisce di scoraggiare l’utilizzo dei social prima dei 16 anni e di escludere gli schermi a tavola e nell’ora prima di dormire.
In che modo gli schermi possono influenzare l’attenzione?
L’attenzione richiede la capacità di selezionare le informazioni rilevanti e mantenere le risorse cognitive su un’attività. Notifiche, messaggi e continui cambiamenti di stimolo possono invece favorire frequenti interruzioni.
Il problema diventa particolarmente evidente quando lo smartphone è sempre disponibile. Un’importante ricerca americana del 2017 ha dimostrato che, anche senza utilizzarlo direttamente, la sua semplice presenza può aumentare la distrazione e ridurre capacità attentive disponibili per altri compiti.
Anche le notifiche hanno un ruolo. Le interruzioni frequenti possono rendere più difficile mantenere l’attenzione sul compito in corso. Per un bambino o un ragazzo questo può diventare particolarmente rilevante durante lo studio, quando è necessario mantenere attivamente le informazioni e ignorare stimoli irrilevanti.
Che rapporto c’è tra schermi e funzioni esecutive?
Le funzioni esecutive comprendono processi cognitivi che permettono di controllare il comportamento e orientarlo verso un obiettivo. Tra questi rientrano, per esempio, l’inibizione delle risposte automatiche, la memoria di lavoro e la flessibilità cognitiva.
Queste capacità sono legate al cosiddetto circuito esecutivo, una rete cerebrale che connette il lobo frontale con il lobo parietale. Le esperienze ambientali inoltre sono fondamentali per lo sviluppo di tali aree del cervello.
Tuttavia l’esposizione precoce e prolungata a schermi e dispositivi elettronici può associarsi a difficoltà nell’inibire comportamenti, nella flessibilità cognitiva, nella memoria di lavoro verbale e nell’autoregolazione emotiva. Sono aspetti che possono diventare più evidenti quando aumentano le richieste scolastiche e diventa necessario regolare autonomamente il proprio comportamento.
L’uso dello smartphone può rendere più difficile concentrarsi?
Lo smartphone concentra in un unico dispositivo molte possibilità di interruzione: messaggi, notifiche, social, video e app. Come abbiamo già detto, anche quando non viene utilizzato, sapere che è disponibile a portata di mano può essere una fonte di distrazione.
Questo diventa particolarmente importante durante i compiti: passare frequentemente da un’attività scolastica a un contenuto digitale richiede di spostare le risorse attentive e successivamente riportarle sul compito iniziale. L’utilizzo dello smartphone può quindi favorire forme di multitasking che rendono più difficile mantenere una concentrazione stabile.
Il tema non riguarda soltanto la quantità di tempo trascorso online. Conta anche quando il dispositivo viene utilizzato e che cosa interrompe: un messaggio durante lo studio ha un significato diverso rispetto a un utilizzo programmato in un momento dedicato al tempo libero.
Smartphone e social possono influenzare l’apprendimento scolastico?
Le evidenze più recenti rendono questa domanda particolarmente interessante. Uno studio italiano pubblicato su Nature Human Behaviour nel 2026 ha dimostrato un’associazione tra l’accesso precoce ai social media e le prestazioni in alcune specifiche materie, in particolare italiano e matematica.
Per analizzare questo rapporto, i ricercatori hanno diviso gli studenti presi in considerazione in base all’età di accesso ai social: da una parte gli utenti precoci, cioè ragazzi che disponevano già di un account personale durante la scuola media, dall’altra gli utenti tardivi, coloro che hanno iniziato a utilizzare i social dopo i 14 anni. Confrontando i risultati ottenuti dai due gruppi nei test INVALSI, è stata rilevata un’associazione negativa tra accesso precoce ai social e competenze in italiano e matematica. Inoltre, l’associazione risulta più marcata quanto più precoce era stato l’accesso alle piattaforme.
Va sottolineato però che lo studio riguarda l’accesso precoce ai social attraverso lo smartphone, non genericamente qualsiasi utilizzo di uno schermo. Inoltre, gli stessi autori discutono i limiti e la complessità dell’interpretazione causale della letteratura precedente sull’argomento.
È il tempo davanti allo schermo a fare la differenza?
Parlare semplicemente di “ore di schermo” può essere riduttivo. Il documento europeo sulla salute digitale di bambini e adolescenti sottolinea infatti l’importanza di considerare età, contenuti, contesto e modalità di utilizzo, oltre alla durata dell’esposizione.
Due bambini possono trascorrere lo stesso tempo davanti a uno schermo facendo attività molto diverse. Un’attività educativa condivisa con un genitore non equivale alla fruizione passiva di contenuti per un periodo prolungato. Allo stesso modo, utilizzare un dispositivo per una videochiamata o per un compito scolastico non ha lo stesso significato di un accesso continuo ai social.
Per questo l’obiettivo dell’educazione digitale non dovrebbe essere soltanto stabilire un numero di minuti, ma osservare come il digitale si inserisce nella giornata del bambino. Parlare genericamente di “schermi” non è quindi sufficiente, è necessario chiedersi quale dispositivo viene utilizzato, per quale attività e in quale momento.
Come possono i genitori gestire l’uso degli schermi?
Stabilire regole chiare può aiutare a creare una routine prevedibile. Tra le indicazioni più utile troviamo sicuramente il limitare l’utilizzo durante i pasti, appena svegli e prima di dormire, favorendo invece movimento, gioco e interazioni sociali.
Anche il comportamento dell’adulto ha un ruolo. Il genitore rappresenta infatti un modello di utilizzo del digitale: ridurre il proprio ricorso continuo allo smartphone può rendere più coerenti le regole proposte al bambino.
Un altro principio particolarmente utile è evitare che la rimozione del dispositivo lasci semplicemente un vuoto. Può essere utile proporre almeno due attività alternative, come gioco, movimento o interazione, così da rendere più facile il passaggio dallo schermo ad altre esperienze.
Come rendere l’uso del digitale più consapevole?
L’obiettivo non deve necessariamente essere eliminare il digitale dalla vita di bambini e ragazzi. I dispositivi fanno ormai parte del loro ambiente e possono anche offrire opportunità di apprendimento e comunicazione.
Diventa però importante accompagnarli nell’utilizzo, scegliere contenuti adeguati all’età e, quando possibile, condividere l’esperienza con loro. Per i bambini più piccoli, ad esempio, è utile privilegiare applicazioni educative e interattive, ma anche commentarne insieme i contenuti.
La figura genitoriale svolge perciò un ruolo fondamentale: più che limitarsi a imporre divieti, è importante accompagnare i ragazzi nella scoperta del mondo digitale, offrendo regole chiare e coerenti. Il genitore può aiutare a riconoscere i contenuti affidabili, promuovere un uso equilibrato dei dispositivi e mantenere un dialogo aperto sulle esperienze vissute online.
In sintesi: cosa ricordare
- L’età di accesso agli schermi conta: nei primi anni il cervello è particolarmente sensibile alle esperienze ambientali.
- Non conta soltanto quanto tempo viene trascorso davanti allo schermo, sono importanti anche contenuti, contesto e modalità di utilizzo.
- Attenzione e funzioni esecutive possono essere coinvolte quando le esperienze digitali sostituiscono attività importanti per lo sviluppo.
- Lo smartphone merita un’attenzione specifica, soprattutto quando rimane costantemente disponibile e interrompe attività come studio e sonno.
- L’accesso precoce ai social è stato associato a risultati scolastici più bassi in uno studio longitudinale condotto su studenti italiani.
- Le regole funzionano meglio quando sono accompagnate da alternative concrete come gioco, movimento e attività condivise.
- Educare al digitale significa anche accompagnare il bambino e i ragazzi nell’utilizzo, aiutandoli progressivamente a sviluppare un rapporto più consapevole con la tecnologia.
Se ti preoccupa il rapporto che tuo figlio ha con smartphone, tablet o social media e ti chiedi se stia influenzando attenzione, studio o benessere, parlarne con uno psicologo può aiutarti a comprendere meglio la situazione e individuare strategie adatte alle sue esigenze. Se vuoi capire come accompagnarlo verso un uso più consapevole del digitale, puoi contattarmi per un colloquio conoscitivo.
Fonti
- Gui, M., Respi, C., Argentin, G., et al. (2026). Longitudinal effect of early social media use on standardized learning outcomes during school career. Nature Human Behaviour.
- Ward, A. F., Duke, K., Gneezy, A., & Bos, M. W. (2017). Brain drain: The mere presence of one’s own smartphone reduces available cognitive capacity. Journal of the Association for Consumer Research, 2(2), 140–154
- Onorati, L., Papantoniou, G., Koletzko, B., et al. (2026). Screen time exposure and children’s and adolescents’ health: A position paper from the European Academy of Paediatrics (EAP) and European Confederation of Primary Care Paediatricians (ECPCP). Acta Paediatrica, 0, 1–13
- Toffoli, L., Mento, G., & Giacchetto, K. (2026). Oltre lo schermo: educare all’uso del digitale. Breve guida per genitori e caregiver. NeuroDev Lab, Dipartimento di Psicologia Generale, Università di Padova.







