ADHD e i deficit delle funzioni esecutive

16 Set, 2026

Comprendere le difficoltà oltre la disattenzione

Quando si parla di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività o ADHD nell’età evolutiva, l’attenzione e l’impulsività sono spesso le caratteristiche che vengono riconosciute più facilmente. Dietro queste manifestazioni, però, possono esserci difficoltà che riguardano le funzioni esecutive, cioè quei processi cognitivi che permettono di regolare il comportamento e orientarlo verso un obiettivo. Capire il rapporto tra ADHD, funzioni esecutive e neurosviluppo aiuta a leggere in modo più accurato alcune difficoltà che bambini e ragazzi possono incontrare nella vita quotidiana e scolastica.

ADHD, di cosa si parla esattamente?

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla presenza persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che possono interferire con il funzionamento scolastico, sociale e quotidiano. In base alla manifestazione prevalente dei sintomi, si possono distinguere tre tipologie:

  • ADHD-H, caratterizzata prevalentemente da iperattività e impulsività;
  • ADHD-I, in cui prevalgono i sintomi di disattenzione;
  • ADHD-C, o presentazione combinata, nella quale sono presenti sia sintomi di disattenzione sia di iperattività-impulsività.

L’ADHD viene generalmente identificato durante gli anni della scuola primaria, quando le richieste di attenzione, autoregolazione e organizzazione diventano più articolate e le difficoltà possono risultare maggiormente evidenti. Essendo una forma di neurodivergenza, i sintomi possono persistere nel corso della vita, anche se la loro manifestazione può modificarsi con l’età e con le diverse richieste ambientali. È poi frequente la presenza di comorbidità con altre condizioni quali Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e disturbi dell’umore che possono contribuire a rendere il quadro clinico più complesso.

Quale è il rapporto tra ADHD e funzioni esecutive?

Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono state ampiamente studiate in relazione all’ADHD. I profili osservati, tuttavia, non sono necessariamente uguali per tutte le persone con ADHD.

Le funzioni esecutive vengono descritte come un insieme di processi che permettono di guidare il comportamento verso un obiettivo. Nell’ADHD possono emergere deficit soprattutto nel controllo inibitorio, nella memoria di lavoro, nella flessibilità cognitiva e nella pianificazione.

Questo può aiutare a comprendere perché alcune difficoltà quotidiane non dipendano semplicemente dalla volontà del bambino o del ragazzo. Per esempio, sapere che cosa dovrebbe fare non significa necessariamente riuscire a organizzare e mantenere il comportamento necessario per farlo.

Il deficit nel controllo inibitorio

Il controllo inibitorio permette di esercitare un controllo intenzionale sul proprio comportamento e di inibire una risposta quando è necessario.

Una difficoltà in questo processo può manifestarsi, per esempio, nella tendenza a rispondere prima che una domanda sia stata completata, nell’interrompere un’attività o nel reagire rapidamente a uno stimolo senza riuscire a fermarsi.

Il controllo inibitorio è importante anche per l’attenzione selettiva: per concentrarsi su un compito è necessario riuscire a mantenere le informazioni rilevanti e, allo stesso tempo, ridurre l’interferenza degli stimoli che non sono pertinenti.

Nell’ADHD, quindi, una difficoltà attentiva può essere collegata anche alla capacità di controllare le interferenze. In un contesto ricco di stimoli, può diventare più difficile mantenere il focus sul compito quando qualcosa attira l’attenzione.

Il deficit nella memoria di lavoro

La memoria di lavoro permette di mantenere temporaneamente alcune informazioni e utilizzarle mentre si svolge un’attività. A scuola, per esempio, può essere necessaria per ricordare un’informazione mentre si sta svolgendo un esercizio oppure per seguire una consegna composta da più passaggi.

Quando questa capacità risulta fragile, il bambino può perdere parte delle informazioni necessarie durante l’esecuzione del compito. Può quindi apparire distratto o dimenticare ciò che gli era stato appena chiesto, anche quando aveva compreso inizialmente la consegna. Le difficoltà nella memoria di lavoro possono riguardare sia informazioni verbali sia informazioni visuo-spaziali.

Anche la memoria di lavoro inoltre è fondamentale per l’attenzione selettiva perché permette di mantenere attive per alcuni secondi le informazioni rilevanti, aiutando a mantenere il focus su di esse e a stimoli irrilevanti. Memoria di lavoro e attenzione selettiva condividono infatti parzialmente gli stessi meccanismi neurali, in particolare il sistema frontoparietale.

Il deficit nella flessibilità cognitiva

Un altro processo importante è la flessibilità cognitiva, cioè la capacità di modificare il proprio comportamento o la propria strategia quando cambiano le richieste della situazione.

Una difficoltà in quest’area può rendere più complesso passare da un’attività all’altra, modificare una strategia che non sta funzionando oppure adattarsi rapidamente a una variazione delle regole.

È importante sottolineare che le difficoltà nelle funzioni esecutive non sono necessariamente presenti allo stesso modo in tutte le persone con ADHD. I profili possono essere differenti e variare anche in relazione all’età e al contesto.

Il deficit di pianificazione

La pianificazione permette di organizzare le azioni necessarie per raggiungere un obiettivo. Richiede di individuare ciò che deve essere fatto, mantenere presente il risultato da raggiungere e organizzare i passaggi necessari.

Nell’età evolutiva, queste capacità sono ancora in fase di sviluppo. Quando sono presenti difficoltà nelle funzioni esecutive, può diventare particolarmente complesso affrontare attività che richiedono diversi passaggi.

Un esempio può essere la gestione di un compito scolastico articolato: l’alunno/a può sapere come svolgere le singole operazioni, ma avere difficoltà nell’organizzarle efficacemente all’interno dell’attività complessiva. Le difficoltà di pianificazione possono quindi avere ricadute sul metodo di studio e sulla gestione autonoma delle attività quotidiane.

Qual è il ruolo dello psicologo nel supporto e nel potenziamento dell’ADHD?

Nel percorso con un/a bambino/a o un/a ragazzo/a con ADHD, lo psicologo può offrire innanzitutto uno spazio di sostegno psicologico ed emotivo, utile per aiutarlo a comprendere le proprie difficoltà, riconoscere le proprie risorse e sviluppare modalità più efficaci per affrontare le situazioni che possono risultare maggiormente impegnative. Questo lavoro può essere particolarmente importante quando le difficoltà associate all’ADHD incidono sull’esperienza scolastica, sulle relazioni o sulla percezione di sé.

Accanto al sostegno psicologico, lo psicologo può strutturare un percorso di potenziamento dell’attenzione e delle funzioni esecutive, costruito sulla base del profilo individuale del bambino o del ragazzo. Attraverso attività mirate e graduali è possibile lavorare, ad esempio, sull’attenzione selettiva e mantenuta, sul controllo inibitorio, sulla memoria di lavoro, sulla flessibilità cognitiva e sulla pianificazione.

L’obiettivo è esercitare queste abilità e favorire l’acquisizione di strategie che possano essere utilizzate anche nelle attività scolastiche e nella vita quotidiana. Il potenziamento, quindi, non consiste semplicemente nel proporre esercizi, ma nella costruzione di un intervento individualizzato, coerente con le caratteristiche e le necessità della persona.

In sintesi: che cosa ricordare sulle funzioni esecutive nell’ADHD?

  • Le funzioni esecutive permettono di regolare il comportamento e orientarlo verso un obiettivo.
  • Nel neurosviluppo queste capacità maturano progressivamente e devono essere considerate in rapporto all’età.
  • Nell’ADHD possono emergere difficoltà in diverse componenti del funzionamento esecutivo come nel controllo inibitorio, nella memoria di lavoro, nella flessibilità cognitiva e nella pianificazione.
  • I profili esecutivi possono essere diversi da persona a persona: comprendere queste differenze è particolarmente importante quando si lavora con bambini e ragazzi neurodivergenti.
  • Lo psicologo può offrire sostegno psicologico ed emotivo, aiutando il bambino o il ragazzo a riconoscere difficoltà e risorse.
  • Lo psicologo può inoltre strutturare un potenziamento mirato dell’attenzione e delle funzioni esecutive, attraverso attività individualizzate e strategie utili nella vita quotidiana e nello studio.

Se tuo figlio mostra difficoltà nel mantenere l’attenzione, organizzare le attività, controllare le risposte impulsive o gestire i compiti che richiedono più passaggi, può essere utile approfondire il suo profilo di funzionamento.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio quali funzioni esecutive risultano più fragili e individuare strategie mirate per sostenerne lo sviluppo. Nel mio studio propongo percorsi di potenziamento delle funzioni esecutive rivolti a bambini e ragazzi, anche in presenza di ADHD, attraverso attività strutturate e l’utilizzo di software supportati da evidenze scientifiche.

Se pensi che tuo figlio possa beneficiare di un percorso di questo tipo, puoi contattarmi per ricevere maggiori informazioni e valutare insieme il percorso più adatto alle sue esigenze.

Fonti:

  • Barkeley R.A. (1997). Behavioral inhibition, sustained attention, and executive functions: constructing a unifying theory of ADHD. Psychol Bull. 121(1):65-94.
  • Miyake, A. et a. (2000). The unity and diversity of executive functions and their contributions to complex “frontal lobe” tasks: A latent variable analysis. Cognitive Psychology, 41(1), 49–100.
  • Diamond, A. (2013). Executive functions. Annual Review of Psychology, 64, 135–168.
  • Muratori, P., Costantino, I., Iannaccone, C., & Pirri, G. (2026). Coping Power per bambini con neurodivergenze. Erickson.
  • American Psychiatric Association. (2023). DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text Revision